Lo spot Motta rianima gli zombie, ma non il Buondì
28 settembre 2018

Lo spot Motta rianima gli zombie, ma non il Buondì

Buondì Motta torna in tv con un altro spot “irriverente”. Saatchi & Saatchi scrive una nuova saga per la merendina sullo stesso tone of voice della ormai famosa pubblicità con l’asteroide.

Dopo la ragazzina che faceva fuori mezza famiglia, il postino, il medico, il prete e anche l’intero genere umano perché voleva una colazione che “coniughi leggerezza e golosità”, ora tocca agli zombie. Il contesto è quello classico degli spot di merendine e biscotti: la famiglia italiana a tavola la mattina, ma questa volta attorno al tavolo c’è una famiglia di zombie che aspetta di essere “rianimata” dal Buondì che però sono finiti.

Ora non ci interessa parlare dello spot in sé né della sua realizzazione o delle polemiche che sono scaturite dalla saga dell’asteroide e dalla famiglia di zombie.

Ci vogliamo concentrare sulla strategia di comunicazione che ha generato questo filone da “fine del mondo”. Motta aveva bisogno di conquistare un target giovane, di bambini e adolescenti, che nemmeno non conosceva i Buondì e quindi i direttori creativi di Saatchi & Saatchi hanno pensato ad una campagna pubblicitaria di rottura, mirata a fare successo sui canali social e a diventare un tormentone tra i Millennials e anche tra i genitori.

In realtà, in questo caso la strategia di comunicazione sarebbe dovuta intervenire ancor prima: a partire dalla ricerca e sviluppo del prodotto e dal monitoraggio del mercato di riferimento. Il Buondì non ha bisogno solo di un riposizionamento di packaging e di un’azione commerciale verso un target di teenager, ma ha bisogno prima di tutto di un’evoluzione del prodotto in linea con i sapori attuali.

La merendina ideata nel 1953 da Angelo Motta, con l’intenzione di creare una brioche sulla base del panettone, non è più in linea con i tempi e non incontra il gusto del pubblico più giovane e maggiore consumatore di merendine. Lo strato di glassa e la granella sono superati, così come le varianti al cioccolato, con confettura di albicocca o di ciliegie e con la crema al latte.

Non solo il Buondì, ma lo stesso brand Motta avrebbe bisogno di uno svecchiamento e di un ripensamento in chiave attuale.

Brand storici come Barilla, Mulino Bianco o Gentilini hanno saputo proporsi in modo nuovo sul mercato perché, grazie ad un monitoraggio delle abitudini dei consumatori e ad un costante aggiornamento della qualità, sono riusciti a proporre nuovi prodotti per andare incontro ai gusti delle nuove generazioni.

Motta è un brand noto che ha alle spalle una storia lunga e la vera tradizione meneghina ma porta con sé un retrogusto antico in senso negativo. Lo svecchiamento deve partire dall’azienda per poi arrivare ai prodotti e non può riguardare solo la comunicazione e la pubblicità.

Gli spot, che possono piacere o meno, sono indubbiamente riusciti nell’obiettivo di creare un’attenzione mediatica attorno al prodotto, ma, secondo noi, sono il prodotto Buondì e il brand Motta che hanno bisogno di essere rianimati.