Congresso PD, lo scontro è tra i diversi modelli di comunicazione
15 Ottobre 2018

Congresso PD, lo scontro è tra i diversi modelli di comunicazione

Il PD monopolizza i weekend di ottobre, prima Piazza Grande di Zingaretti a Roma, poi la Leopolda di Renzi a Firenze e infine il Forum per l’Italia di Martina a Milano. Tre appuntamenti con tre finalità e tre modalità di comunicazione diverse.

Si è appena conclusa con successo la kermesse del Governatore del Lazio e solo tra qualche giorno inizierà la nona edizione del convegno ideato dall’ex premier. Due appuntamenti che in comune hanno solo la tipologia di location: l’Ex Dogana per Zingaretti e la Leopolda per Renzi, due ex complessi ferroviari riabilitati e adibiti a spazi multifunzionali.

Per il resto ogni cosa che il Presidente del Lazio ha detto nei due giorni di convention è stata pensata per contrapporsi in maniera netta al modello comunicativo di Matteo Renzi.

Zingaretti rifiuta lo stile un po’ “fighetto” di Renzi&co e rimette al centro temi come l’immigrazione, le donne e la legge 194, tutte cose che i democratici volevano sentire da tempo e che, invece, erano state messe da parte dal lessico politico renziano.

Il Governatore esce un po’ – ma mai del tutto – dal suo guscio e torna a dire “cose di sinistra” nella modalità che piace alla sinistra: usa sempre e solo il noi, “siamo una squadra”, dice, che per andare oltre deve dire stop “all’egocrazia”.

Insomma il popolo del PD è stufo di prime donne e leader troppo ingombranti, una tendenza che ha capito anche Matteo Renzi che alla nona edizione della Leopolda fa un passo indietro e si dà al civismo vietando assolutamente dibattiti su primarie e candidati alla segreteria. “Attenzione: chi viene alla Leopolda per parlare di congresso PD o di correnti del PD… può stare a casa” avverte Renzi sul suo blog, rimandando a un evento a Salsomaggiore a inizio novembre. L’ex premier propone i comitati civici come forma di resistenza civile e culturale contro la “cialtronaggine del governo” e apre le porte della Leopolda a tutti PD e non.

Ma, al di là di chi ci sarà, l’intervento più atteso è quello di Marco Minniti, ex Ministro dell’Interno, star della scorsa edizione della Leopolda e candidato anti-Salvini alla segreteria PD. Minniti, tra i ministri più amati del governi Gentiloni, gode ancora di un’ottima popolarità tra gli elettori PD (78%) e di una fiducia ancora maggiore (83%). Ex golden boy di Massimo D’Alema e uomo dei servizi segreti, Minniti dovrà provare a smussare il suo carattere schivo e riservato per concorrere al Congresso, ma ha già capito come invertire il declino del PD: ricucire la “rottura sentimentale” tra il partito e la gente che ha portato alla più grande sconfitta elettorale di sempre.

L’errore del PD è stato nella comunicazione: alle paure hanno risposto con i numeri senza entrare in empatia con le persone, lasciando spazio ai vari Salvini e 5Stelle che sanno, invece, come parlare alla pancia degli italiani.