STRATEGIA DI COMUNICAZIONE: IL FUTURO DEI BRAND SECONDO KOTLER
11 Dicembre 2019

STRATEGIA DI COMUNICAZIONE: IL FUTURO DEI BRAND SECONDO KOTLER

“Forse in futuro non avremo più bisogno dei 30 secondi di pubblicità”.

Questa la sfida lanciata da Philip Kotler e posta alla base della “Common Good Orientation”, uno dei due asset principali dell’edizione 2019 del World Marketing Summit, che si è conclusa da poco a Roma.

La lectio magistralis del prof. Kotler ha aperto la sessione plenaria dell’evento tracciando il nuovo approccio al marketing, valido per tutti i brand che intendono essere presenti nel futuro.

Due gli asset strategici da seguire:

  1. Creare un impatto positivo sulla società e sull’ambiente – mettendo in primo piano la relazione con gli stakeholder;
  2. Essere driver di cambiamento – sfruttando le opportunità fornite dai big data e dalla super-intelligenza.

 

Sopravvivenza e cambiamento

Le aziende a tutti i livelli devono necessariamente passare “dai buoni prodotti al bene comune” per continuare a sopravvivere, sia nel mercato economico che nella società contemporanea.

Come? Facendosi portatrici di valori, oramai divenuti imprescindibili, quali la sostenibilità e la sicurezza.

Sono molte le best practice di multinazionali che già hanno fatto proprio questo approccio, mettendo al centro del proprio business i 17 obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite al 2030. Dalla Fujifilm al gruppo bancario BNP Paribas, passando anche per Enel, BMW Italia e il gruppo PepsiCola, per citarne alcune.

 

Il nuovo ruolo sociale delle corporation

Per colmare il gap dato dalla carenza dei governi nell’occuparsi del bene collettivo, le corporation assumono sempre più un ruolo sociale. E sono proprio i cittadini a conferir loro questo compito.

Al fine di generare un impatto positivo, è necessario quindi, ripensare il ruolo dell’impresa nella società attraverso:

  • l’organizzazione di iniziative volte a favorire stili di consumo sostenibili
  • la promozione di comportamenti orientati al bene comune
  • la predisposizione di investimenti economici e progetti ad hoc a supporto.

Il tutto non può essere però fatto senza:

  • una solida predisposizione all’innovazione e al cambiamento
  • una nuova relazione con il consumatore finale finalizzata alla creazione e alla condivisione dei valori.

 

Il neuromarketing e i Big Data

Nella seconda parte della giornata lo speech del Prof. Moran Cerf, neuroscienziato di fama internazionale, esperto dei meccanismi della mente umana alla base dei processi decisionali e ritenuto da Philip Kotler “il prossimo leader di marketing”.

Cerf ha argomentato come la neuroscienza abbia fatto passi da giganti negli ultimi anni e come possa essere al servizio delle imprese.

Viviamo in piena rivoluzione digitale e le informazioni che i dati ci forniscono ogni giorno, stanno producendo un impatto sulla società, mai registrato fino ad ora, in grado di modificare i comportamenti umani ed orientare quindi le decisioni di acquisto.

C’è questo alla base del neuromarketing.

“Your mind is programmable. If you are not programming it then someone else will”. Ponendo l’accento sulla programmabilità della mente umana, Cerf ha sottolineato il ruolo chiave dei big data. Analizzando i dati in modo sempre più approfondito, si potrà quanto prima realizzare un identikit iper realistico degli usi e costumi degli individui e di come questi interagiscono con l’ambiente esterno. Il tutto a vantaggio delle aziende, soprattutto le multinazionali.

 

L’analisi predittiva per il futuro del marketing

Le neuroscienze, ci permettono di esplorare e capire come funziona il nostro cervello. Se le aziende allineassero il marketing al cervello, riuscirebbero a dare al consumatore ciò che desidera, senza sprechi.

Tutto questo sembra fantascienza ma è molto più reale e vicino di quanto si possa immaginare.

Amazon, attraverso il progetto Amazon Product Sampling, sta già mettendo in pratica quest’opportunità, grazie alla mole di dati in suo possesso. Iscrivendosi alla piattaforma, è possibile ricevere gratuitamente dei campioni di prodotti a casa in linea con i nostri consumi abituali.

Un modo economico, e quanto mai realistico, di avere un focus group a costo zero; prevedere anticipatamente le reazioni del mercato su quel determinato prodotto attuando, in seconda istanza, una strategia di comunicazione ad altissima efficacia.

Ecco che il marketing diventa predittivo.